da Redazione - 29/03/2026 01:03
30° ANNIVERSARIO DELLA MENSA DEI
POVERI “PADRE PIO”: UNA STORIA DI CARITÀ CHE CONTINUA A GENERARE FRATERNITÀ.
Nella Basilica Cattedrale –
Parrocchia San Dionigi di Crotone, si è svolta oggi la celebrazione eucaristica
in occasione del 30° anniversario della Mensa dei Poveri “Padre Pio”,
presieduta dal Vescovo, mons. Alberto Torriani. Un anniversario che non è stato
vissuto come una semplice ricorrenza, ma come un segno vivo di Vangelo
incarnato.
Nell’omelia, il Vescovo ha
ripercorso con gratitudine questi trent’anni di storia, paragonandone l’inizio
a «un piccolo seme gettato nella terra», cresciuto nel tempo grazie alla
fedeltà alla Parola di Dio e all’impegno di tanti. Una storia nata non per
caso, ma come risposta concreta alla profezia del profeta Isaia: «Non avranno
né fame né sete… perché colui che ha pietà di loro li guiderà», e divenuta nel
tempo una delle opere più significative della pastorale diocesana verso i più
fragili.
Una Parola che – ha sottolineato –
sembra scritta proprio per questa opera che non è rimasta sulla carta, ma si è
fatta carne nella vita della comunità, diventando pane condiviso, tavole
apparecchiate, volti incontrati e storie ascoltate. Fondamentale è stato il
contributo dei gruppi di preghiera di Padre Pio con Ezio, dei benefattori,
delle realtà associative e delle comunità religiose, insieme alla visione
pastorale dei pastori mons. Agostino e mons. Mugione che, nel tempo, hanno
accompagnato e rilanciato questo servizio.
Richiamando il pensiero di san Pio
da Pietrelcina, il Vescovo ha evidenziato come la vera carità nasca dalla
preghiera e dalla fiducia nella Provvidenza, fino a renderci «irrimediabilmente
fratelli» dei poveri. Un’espressione che racchiude il cuore del Vangelo:
quando la fede è autentica, non permette più di restare indifferenti davanti al
bisogno. La Mensa – ha spiegato – non è solo un luogo dove si distribuisce
cibo, ma una palestra del cuore, dove si impara a rallentare, a guardare negli
occhi e a riconoscere la dignità di ogni persona e non a giudicare, a
classificare e passare oltre. Il presule ha ricordato che «la carità non nasce
dalla buona volontà, ma dalla preghiera e dalla fiducia nella Provvidenza: se
manca la preghiera, il servizio si svuota; se manca la fiducia, la carità
diventa solo organizzazione».
Nel suo intervento è stato rivolto un invito
particolare a valorizzare la Mensa come luogo educativo per i giovani, affinché
possano fare esperienza concreta di servizio e scoprire che la vita si realizza
nel dono di sé. È stato auspicato un maggiore coinvolgimento anche delle
scuole, perché esperienze come queste aiutano a crescere: «certe cose non si
imparano sui libri: si imparano incontrando i volti, ascoltando storie,
tendendo le mani».
Significativa anche l’immagine del
“cantiere”, proposta nell’omelia. Come la Cattedrale, attualmente interessata
da lavori di restauro, anche la Mensa è chiamata a essere un “cantiere della
solidarietà”, sempre aperto, dove si costruiscono relazioni, fraternità e
speranza. Un’opera mai conclusa, perché la carità è per sua natura dinamica e
in continua evoluzione. «Vorrei che questa casa fosse sempre più un cantiere
della solidarietà: un luogo dove si costruisce fraternità, dove nessuno pensa
di aver finito il lavoro, perché la carità non è mai conclusa».
È stato inoltre sottolineato l’invito a rafforzare la
collaborazione tra Mensa, Caritas e parrocchie del territorio per promuovere per sviluppare una “carità intelligente”,
capace non solo di rispondere alle emergenze, ma anche di accompagnare le
persone in percorsi di dignità e inclusione. Un
ringraziamento è stato rivolto a tutti i volontari che, in questi anni, hanno
servito con discrezione e dedizione, testimoniando come la carità non sia
un’aggiunta alla fede, ma la sua espressione concreta.
La celebrazione si è conclusa con
un augurio consegnato alla comunità diocesana: che anche negli anni a venire si
possa continuare a dire che, in questo luogo, la Parola di Dio diventa pane, e
che sempre più persone possano vivere quella fraternità autentica che rende
tutti «irrimediabilmente fratelli dei poveri».