UN “CANTIERE DELLA SOLIDARIETÀ”: 30 ANNI DELLA MENSA DEI POVERI “PADRE PIO”.


30° ANNIVERSARIO DELLA MENSA DEI POVERI “PADRE PIO”: UNA STORIA DI CARITÀ CHE CONTINUA A GENERARE FRATERNITÀ.



Nella Basilica Cattedrale – Parrocchia San Dionigi di Crotone, si è svolta oggi la celebrazione eucaristica in occasione del 30° anniversario della Mensa dei Poveri “Padre Pio”, presieduta dal Vescovo, mons. Alberto Torriani. Un anniversario che non è stato vissuto come una semplice ricorrenza, ma come un segno vivo di Vangelo incarnato.

 

Nell’omelia, il Vescovo ha ripercorso con gratitudine questi trent’anni di storia, paragonandone l’inizio a «un piccolo seme gettato nella terra», cresciuto nel tempo grazie alla fedeltà alla Parola di Dio e all’impegno di tanti. Una storia nata non per caso, ma come risposta concreta alla profezia del profeta Isaia: «Non avranno né fame né sete… perché colui che ha pietà di loro li guiderà», e divenuta nel tempo una delle opere più significative della pastorale diocesana verso i più fragili.

 

Una Parola che – ha sottolineato – sembra scritta proprio per questa opera che non è rimasta sulla carta, ma si è fatta carne nella vita della comunità, diventando pane condiviso, tavole apparecchiate, volti incontrati e storie ascoltate. Fondamentale è stato il contributo dei gruppi di preghiera di Padre Pio con Ezio, dei benefattori, delle realtà associative e delle comunità religiose, insieme alla visione pastorale dei pastori mons. Agostino e mons. Mugione che, nel tempo, hanno accompagnato e rilanciato questo servizio.

 

Richiamando il pensiero di san Pio da Pietrelcina, il Vescovo ha evidenziato come la vera carità nasca dalla preghiera e dalla fiducia nella Provvidenza, fino a renderci «irrimediabilmente fratelli» dei poveri. Un’espressione che racchiude il cuore del Vangelo: quando la fede è autentica, non permette più di restare indifferenti davanti al bisogno. La Mensa – ha spiegato – non è solo un luogo dove si distribuisce cibo, ma una palestra del cuore, dove si impara a rallentare, a guardare negli occhi e a riconoscere la dignità di ogni persona e non a giudicare, a classificare e passare oltre. Il presule ha ricordato che «la carità non nasce dalla buona volontà, ma dalla preghiera e dalla fiducia nella Provvidenza: se manca la preghiera, il servizio si svuota; se manca la fiducia, la carità diventa solo organizzazione».

 

Nel suo intervento è stato rivolto un invito particolare a valorizzare la Mensa come luogo educativo per i giovani, affinché possano fare esperienza concreta di servizio e scoprire che la vita si realizza nel dono di sé. È stato auspicato un maggiore coinvolgimento anche delle scuole, perché esperienze come queste aiutano a crescere: «certe cose non si imparano sui libri: si imparano incontrando i volti, ascoltando storie, tendendo le mani».

 

Significativa anche l’immagine del “cantiere”, proposta nell’omelia. Come la Cattedrale, attualmente interessata da lavori di restauro, anche la Mensa è chiamata a essere un “cantiere della solidarietà”, sempre aperto, dove si costruiscono relazioni, fraternità e speranza. Un’opera mai conclusa, perché la carità è per sua natura dinamica e in continua evoluzione. «Vorrei che questa casa fosse sempre più un cantiere della solidarietà: un luogo dove si costruisce fraternità, dove nessuno pensa di aver finito il lavoro, perché la carità non è mai conclusa».

 

È stato inoltre sottolineato l’invito a rafforzare la collaborazione tra Mensa, Caritas e parrocchie del territorio per promuovere per sviluppare una “carità intelligente”, capace non solo di rispondere alle emergenze, ma anche di accompagnare le persone in percorsi di dignità e inclusione. Un ringraziamento è stato rivolto a tutti i volontari che, in questi anni, hanno servito con discrezione e dedizione, testimoniando come la carità non sia un’aggiunta alla fede, ma la sua espressione concreta.

 

La celebrazione si è conclusa con un augurio consegnato alla comunità diocesana: che anche negli anni a venire si possa continuare a dire che, in questo luogo, la Parola di Dio diventa pane, e che sempre più persone possano vivere quella fraternità autentica che rende tutti «irrimediabilmente fratelli dei poveri».