da Redazione - 29/03/2026 00:03
Nella serata di sabato 28 marzo, la
comunità della Parrocchia S. M. Assunta in Verzino si è riunita per la
celebrazione della Santa Messa vigiliare della Domenica delle Palme, che
introduce alla Settimana Santa, presieduta da S. E. Mons. Alberto Torriani.
Nel corso dell’omelia, il presule
ha guidato i fedeli a cogliere il significato profondo del lungo racconto della
Passione secondo Matteo, sottolineando come, tra le molteplici voci, i volti e
i gesti, sia fondamentale non perdere il centro del messaggio evangelico. La
chiave di lettura è stata individuata nel brano del profeta Isaia (Is 50,4-7),
il “canto del Servo”: una figura che ascolta Dio, rimane fedele nella
sofferenza e non risponde al male con il male, ma lo attraversa con fiducia.
Alla luce di questa Parola, Gesù,
nella Passione, «non è semplicemente uno che subisce», ma è il Servo fedele che
vive la Passione con piena consapevolezza e libertà interiore. Mentre tutti gli
altri personaggi del racconto «sembrano perdere qualcosa» — Giuda perde se
stesso, Pietro perde la parola data, i discepoli perdono il coraggio, la folla
perde il cuore — Gesù, invece, «resta». «Resta fedele, resta consegnato, resta
Figlio».
Il punto centrale della riflessione
è racchiuso in questa immagine forte: Gesù resta. Resta fedele, resta
consegnato, resta Figlio. La sua scelta di non sottrarsi alla sofferenza — «non
ho sottratto la faccia agli insulti» — non è segno di debolezza, ma espressione
di una fiducia radicale: «il Signore Dio mi assiste». È questa fiducia che lo
sostiene anche nel momento più buio. Qui si trova il nucleo più profondo della
Passione:
non solo ciò che gli uomini fanno a
Gesù, ma «ciò che Gesù sceglie di essere dentro ciò che gli uomini gli fanno».
L’omelia ha richiamato con forza le
parole del Servo: «non ho sottratto la faccia agli insulti». Gesù non si
difende, non fugge, non si chiude. E il motivo è chiaro: «il Signore Dio mi
assiste». È questa fiducia che lo sostiene anche quando tutto sembra crollare.
La riflessione si è fatta poi
diretta e coinvolgente per tutti i fedeli: «Dove siamo noi dentro questo racconto? Siamo tra coloro che
fuggono, tradiscono o restano in silenzio? Oppure siamo disposti a imparare dal
Servo, scegliendo di restare, di non sottrarre il volto, di fidarci anche
quando non comprendiamo pienamente?»
La Domenica delle Palme segna
l’inizio della Settimana Santa: «non è ancora la Pasqua, è l’inizio di un
cammino». Un cammino che non chiede parole grandi, ma una scelta concreta e
semplice: «stare con Gesù, stare con Lui
nella fatica, stare con Lui nelle contraddizioni», anche quando il suo modo
di amare sorprende e mette in discussione.
Solo così, attraversando con Lui la
Passione, sarà possibile riconoscere «la luce della Pasqua».