da Redazione - 13/03/2026 23:03
«NON SEI LONTANO DAL REGNO»: IL VESCOVO ALBERTO AL
SANTUARIO DELLA SANTA SPINA.
Nel
194° anniversario del Calvario, la comunità di Petilia Policastro si è raccolta
nel Santuario della Santa Spina per la celebrazione eucaristica presieduta dal
Vescovo Alberto Torriani. È stato un momento intenso di fede e memoria,
illuminato da un’omelia che ha invitato i fedeli a riscoprire il cuore del
Vangelo e la profondità della devozione.
Il Vescovo ha avviato la sua riflessione partendo da
una frase del Vangelo di Marco che – ha osservato – «tutti vorremmo sentirci
dire da Gesù»: «Non sei lontano dal Regno di Dio». Parole che
consolano e incoraggiano, perché riconoscono un cammino autentico nella fede.
Allo stesso tempo, però, esse lasciano aperta una domanda: che cosa manca per
entrare davvero nel Regno?
Ripercorrendo il dialogo tra Gesù e lo scriba, il
Vescovo ha evidenziato come quest’ultimo avesse compreso l’essenziale: amare
Dio e amare il prossimo. Una comprensione così profonda da portarlo a
riconoscere che «questo vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». È
proprio questo sguardo interiore – ha spiegato il Vescovo – che rende lo scriba
“non lontano” dal Regno.
Rivolgendosi ai fedeli, mons. Torriani ha riconosciuto
la bellezza e la ricchezza delle pratiche devozionali che caratterizzano il
Santuario. Anche oggi molti credenti non sono lontani dal Regno di Dio quando
pregano, custodiscono la fede e partecipano alle espressioni della devozione
popolare. È quanto accade anche nel santuario petilino, dove la venerazione
della Santa Spina, le processioni e i pellegrinaggi rappresentano segni vivi
della fede del popolo e – ha ricordato – «custodiscono la memoria della fede e
tengono vivo il legame con il Signore».
Il Vangelo, tuttavia, richiama a una vigilanza
spirituale. Il rischio, infatti, è che anche le espressioni più sincere
della pietà popolare si fermino all’esteriorità: «Quando la fede rimane
fuori dal cuore… anche i gesti più religiosi rischiano di diventare soltanto
folklore religioso». Anche le pratiche più autentiche possono trasformarsi in
gesti ripetuti che non incidono realmente sulla vita. La fede, invece, è
chiamata a entrare nel cuore e a trasformare pensieri, relazioni e scelte
quotidiane.
In questa prospettiva la Santa Spina – ha
ricordato il Vescovo – non è un simbolo astratto, ma una traccia concreta
della Passione di Cristo: una spina che ha ferito il capo del Signore e che
ricorda come Gesù abbia vissuto fino in fondo ciò che ha insegnato: «ama il
Padre con tutto il cuore …ama gli uomini fino alla fine, fino al dono della
vita».
Il passo decisivo verso il Regno di Dio – ha
sottolineato il presule – è proprio questo: trasformare l’amore da parola a
vita donata. È l’amore concreto e quotidiano che apre la porta del Regno.
La Santa Spina non è soltanto qualcosa da venerare, ma interpella ciascuno: la
nostra fede rimane nei gesti o entra davvero nella vita?
La celebrazione del Calvario della Santa Spina diventa
così un invito alla conversione del cuore. Il Regno si avvicina - ha
spiegato - quando la preghiera cambia il cuore, quando la devozione si traduce
in carità, quando ciò che contempliamo davanti alla Croce diventa misericordia
nelle relazioni quotidiane.
L’omelia si è conclusa con una preghiera che è
diventata invito per tutta la comunità: «Signore, fa’ che non restiamo
soltanto non lontani dal tuo Regno… Fa’ che la nostra fede entri nel cuore, nei
pensieri e nelle scelte della nostra vita».
Un
appello a vivere una fede che non si limita ai gesti, ma che si lascia
trasformare dall’amore di Cristo, perché – come ha ricordato il Vescovo – «amare
vale davvero più di tutti i sacrifici».