DOMENICA DELLE PALME 2026: “PREPARARONO LA PASQUA”. UN CAMMINO CHE COINVOLGE IL CUORE E LA COMUNITÀ.


Nella Parrocchia di San Giovanni Battista in San Mauro Marchesato, la celebrazione della Domenica delle Palme ha aperto solennemente la Settimana Santa con una riflessione intensa e profondamente concreta sul Vangelo della Passione (Mt 26,14 – 27,66) consegnata da S. E. Mons. Alberto Torriani.

 

Al centro dell’omelia, una espressione semplice ma decisiva del Vangelo di Matteo: “prepararono la Pasqua”. Una parola che non è stata presentata come un dettaglio narrativo, ma come una vera chiave spirituale per entrare nel mistero pasquale.

 

“La Pasqua non accade per caso. Si prepara. Da questa affermazione prende avvio un invito diretto e personale rivolto a tutti i fedeli: abbiamo davvero preparato la Pasqua? La Quaresima, appena vissuta, è stata richiamata non come un tempo da riempire di attività, ma come un tempo per “lavorare dentro”, per creare quello spazio interiore necessario ad accogliere il Signore. Preparare, infatti, significa — secondo il senso originario del termine —mettere in ordine, disporre, rendere pronto.


 La liturgia delle Palme, con la processione dei rami, è stata interpretata come un gesto che coinvolge tutto il corpo e la vita. Non un semplice ricordo dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, ma un’esperienza da vivere in prima persona. “Non limitarti a ricordare, entra anche tu.” Da qui nasce una domanda essenziale: dove mi colloco io in questo ingresso di Gesù? Il rischio, sottolineato nell’omelia, è quello di una partecipazione solo esteriore: “Si può portare un ramo in mano, ma non aver ancora aperto il cuore”

 

Preparare la Pasqua diventa allora un lavoro interiore più profondo, lasciarsi cambiare, accogliere Dio che entra nella mitezza e riconoscere ciò che in noi non è ancora pronto. Preparare la Pasqua significa avere il coraggio di portare proprio lì lo sguardo di Dio, non quando tutto è perfetto, ma mentre siamo ancora in cammino.

 

Un passaggio particolarmente significativo dell’omelia ha riguardato la dimensione comunitaria. La preparazione alla Pasqua non è solo personale, ma ecclesiale poichè il cammino riguarda anche la comunità, chiamata a crescere nella preghiera, nella carità e nella vicinanza reciproca. In questi quaranta giorni, la nostra comunità ha provato a mettersi in cammino attraverso la preghiera condivisa, i gesti di carità, l’ascolto della Parola e i piccoli passi quotidiani, vivendo un percorso reale, fatto anche di limiti ma segnato da segni di vita: cuori che si riaprono e distanze che si accorciano.

 

“Preparare la Pasqua — è stato sottolineato dal presule — non significa diventare perfetti, ma diventare più disponibili.” Con l’inizio della Settimana Santa, l’invito è diventato ancora più concreto. Non grandi gesti straordinari, ma scelte semplici e vere: più silenzio, più verità, qualche passo reale di conversione, un passo concreto che dica “io ci sto”. Il cuore del messaggio si raccoglie in un’ultima, decisiva affermazione: “Preparare la Pasqua non significa preparare qualcosa, ma prepararsi a Qualcuno.” Cristo viene e non cerca una scena perfetta, ma un cuore disponibile.

 

La celebrazione si è così conclusa con una preghiera semplice e autentica, che può diventare il filo conduttore di tutta la Settimana Santa: “Signore, trova almeno un po’ di spazio preparato anche in me.”