da Redazione - 30/03/2026 15:03
Nella Parrocchia di San Giovanni Battista in San Mauro
Marchesato, la celebrazione della Domenica delle Palme ha aperto solennemente
la Settimana Santa con una riflessione intensa e profondamente concreta sul
Vangelo della Passione (Mt 26,14 – 27,66) consegnata da S. E. Mons. Alberto
Torriani.
Al centro dell’omelia, una espressione semplice ma decisiva
del Vangelo di Matteo: “prepararono la
Pasqua”. Una parola che non è stata presentata come un dettaglio narrativo,
ma come una vera chiave spirituale per entrare nel mistero pasquale.
“La Pasqua non accade per caso. Si prepara. Da questa
affermazione prende avvio un invito diretto e personale rivolto a tutti i
fedeli: abbiamo davvero preparato la
Pasqua? La Quaresima, appena vissuta, è stata richiamata non come un tempo
da riempire di attività, ma come un tempo per “lavorare dentro”, per creare quello spazio interiore necessario ad
accogliere il Signore. Preparare, infatti, significa — secondo il senso
originario del termine —mettere in ordine, disporre,
rendere pronto.
La liturgia delle Palme, con la processione dei rami, è stata
interpretata come un gesto che coinvolge tutto il corpo e la vita. Non un
semplice ricordo dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, ma un’esperienza da
vivere in prima persona. “Non limitarti a ricordare, entra anche tu.” Da qui
nasce una domanda essenziale: dove mi
colloco io in questo ingresso di Gesù? Il rischio,
sottolineato nell’omelia, è quello di una partecipazione solo esteriore: “Si può portare un ramo in mano, ma non
aver ancora aperto il cuore”
Preparare la Pasqua diventa allora un lavoro interiore più
profondo, lasciarsi cambiare, accogliere Dio che entra nella mitezza e
riconoscere ciò che in noi non è ancora pronto. Preparare la Pasqua significa
avere il coraggio di portare proprio lì lo sguardo di Dio, non quando tutto è
perfetto, ma mentre siamo ancora in
cammino.
Un passaggio particolarmente significativo dell’omelia ha
riguardato la dimensione comunitaria. La preparazione alla Pasqua non è solo
personale, ma ecclesiale poichè il cammino riguarda anche la comunità, chiamata
a crescere nella preghiera, nella carità e nella vicinanza reciproca. In questi quaranta giorni, la nostra comunità ha
provato a mettersi in cammino attraverso la preghiera condivisa, i gesti di
carità, l’ascolto della Parola e i piccoli passi quotidiani, vivendo un
percorso reale, fatto anche di limiti ma segnato da segni di vita: cuori che si riaprono e distanze che si
accorciano.
“Preparare la Pasqua — è stato sottolineato dal presule — non
significa diventare perfetti, ma diventare più disponibili.” Con l’inizio della Settimana Santa, l’invito è diventato
ancora più concreto. Non grandi gesti straordinari, ma scelte semplici e vere: più
silenzio, più verità, qualche passo reale di conversione, un passo concreto che
dica “io ci sto”. Il cuore del messaggio si raccoglie in un’ultima,
decisiva affermazione: “Preparare la
Pasqua non significa preparare qualcosa, ma prepararsi a Qualcuno.” Cristo
viene e non cerca una scena perfetta, ma un cuore disponibile.
La celebrazione si è così conclusa con una preghiera semplice
e autentica, che può diventare il filo conduttore di tutta la Settimana Santa: “Signore, trova almeno un po’ di spazio
preparato anche in me.”