«CHE INIZI QUALCOSA» – L’ARCIVESCOVO ALBERTO TORRIANI APRE IL NUOVO ANNO PASTORALE


 

Nella celebrazione vigiliare della Solennità di San Dionigi, compatrono dell’Arcidiocesi di Crotone‑Santa Severina, giorno 8 ottobre 2026 presso la Parrocchia Maria Madre della Chiesa in Crotone, l’Arcivescovo Alberto ha inaugurato il nuovo anno pastorale consegnando alla comunità una riflessione intensa e decisiva sul significato dell’iniziare.  Non tutto ciò che riparte è un vero inizio: si può, ha detto, «riempire un calendario senza che inizi veramente nulla» e il rischio è di «iniziare l’anno pastorale senza iniziare noi».

 

L’inizio cristiano non coincide con la ripresa delle attività, ma con la disponibilità a lasciarsi aprire da Dio a una possibilità nuova: «un inizio cristiano è permettere a Dio di introdurre una possibilità nuova dentro ciò che già conosciamo». Riprendendo la parola consegnata lo scorso anno – risolutezza – il Vescovo ha invitato a compiere un passo ulteriore: se la risolutezza impedisce di tornare indietro, l’inizio domanda il coraggio di andare avanti.

 

La direzione è indicata dalla Parola attraverso Paolo che, giunto ad Atene, sceglie l’Areòpago, luogo del pensiero e del confronto, non un ambiente ecclesiale. Da qui l’affermazione che diventa orientamento pastorale: «la Chiesa non può avere paura dell’Areòpago». Gli areopaghi del nostro tempo sono la scuola, la cultura, lo sport, la politica, la società civile, il mondo digitale, le domande dei giovani, le fatiche delle famiglie, le migrazioni, le questioni ambientali, i luoghi della sofferenza. Non per conquistare, ma per incontrare, perché «il Vangelo non raggiunge mai una categoria, raggiunge un volto».

 

Prima dell’annuncio viene l’incontro: attraversare i mondi degli altri, non aspettare che gli altri entrino nei nostri. Questo stile missionario si intreccia con il cammino avviato dalla Lettera pastorale “Effetto domino”, dove «la comunione come fondamento della missione» non è uno slogan ma il modo concreto con cui il Vangelo prende carne nella nostra terra. La comunione, se vera, genera conseguenze: un cambiamento ne provoca un altro, una disponibilità apre la strada a quella di altri. Da qui l’appello alla corresponsabilità: Consigli pastorali, équipe zonali, uffici di Curia, Consiglio Presbiterale devono diventare luoghi nei quali cambia il modo di pensare e di lavorare. Il Cammino Sinodale non può essere archiviato: «altrimenti avremo cambiato qualche organigramma senza aver iniziato nulla».

 

L’Arcivescovo ha richiamato anche la catechesi settimanale del Santo Padre, ricordando che la fede deve «esprimersi in comportamenti coerenti» e che il distacco tra fede professata e vita quotidiana è «tra i più gravi errori del nostro tempo»[1]. Il finale del discorso di Paolo diventa uno specchio: due reazioni impediscono al Vangelo di iniziare qualcosa. La prima è la derisione sottile, quella di chi considera il Vangelo rispettabile ma irrilevante per la vita: «bella parola, ma la vita vera è un’altra cosa». La seconda è il rimando: «ti sentiremo un’altra volta», la religione del poi, l’autosufficienza spirituale che pretende che il Vangelo attenda i nostri tempi.

 

C’è un Areòpago dentro ciascuno di noi, dove convivono ascolto e derisione, desiderio di cambiare e rimando. Per questo iniziare è una cosa seria: significa decidere che cosa non vogliamo più rimandare. L’omelia si fa allora programma pastorale: che inizi una collaborazione dove si è lavorato da soli; che inizi un ascolto vero; che inizi un incontro con chi non frequenta più; che inizi una responsabilità nuova; che inizi una fraternità reale; che inizi una pastorale di insieme; che inizi una fede capace di diventare vita. Riprendendo la conclusione dello scorso anno – «Camminiamo. E mentre camminiamo, il Regno viene» – il Vescovo aggiunge una sola parola: cominciamo.

 

Non quando tutto sarà pronto, non quando avremo tutte le risposte, non quando saremo tutti d’accordo: cominciamo da ciò che abbiamo, da chi abbiamo accanto, dagli areopaghi nei quali il Signore ci ha già messi. Il vero anno pastorale inizia quando qualcuno smette di dire «ti sentiremo un’altra volta» e trova il coraggio di dire: oggi.



[1] LEONE XIV; UDIENZA GENERALE Piazza San Pietro - Mercoledì, 7 ottobre 2026, Catechesi del Santo Padre sui Documenti del Concilio Vaticano II.IV. Costituzione Gaudium et spes. 5. La missione della Chiesa nel mondo contemporaneo (GS, 40-45)