da Redazione - 04/10/2026 23:10
Nel suo intervento
alla Giornata Diocesana per la Custodia del Creato, presso la Parrocchia S.
Rita in Crotone, il Vescovo Alberto Torriani ha richiamato l’immagine
evangelica della vigna affidata, che la liturgia domenicale – nel Giorno
della Memoria degli 800 anni di San Francesco – consegna alla Chiesa.
«Prima del lavoro c’è
una consegna»: l’affidamento è la prima parola
che guida la riflessione del presule. La terra ci precede, ci è donata, e
chiede di essere abitata con responsabilità. Il rischio è dimenticare
l’affidamento e comportarsi da padroni: i frutti possono accecare, facendo
vedere solo ciò che si ricava e non ciò che genera vita. Custodire significa
cercare frutti senza consumare la vigna.
La seconda parola è il
limite, soglia che protegge e ricorda che non tutto ciò che possiamo
fare è ciò che dobbiamo fare. Papa Leone XIV nel
messaggio per la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato di
quest’anno, denuncia «la perdita del senso del limite» come
radice dello sfruttamento della terra. La terza parola, custodia, invita
a guardare non solo a ciò che si ricava, ma a ciò che si dovrà riconsegnare.
Tutto è connesso: mare, lavoro, giovani, acqua, salute, futuro. Per questo il
Vescovo chiede di passare dalla cultura dell’emergenza alla cultura della
custodia: l’emergenza ripara, la custodia progetta e previene.
La giornata diventa
una consegna: la vigna non si custodisce da soli. Istituzioni, scuola,
imprese, volontariato e comunità cristiane devono collaborare, perché la terra
va pensata insieme prima che sia ferita. Anche la Chiesa è coinvolta: ogni
comunità ha un pezzo di vigna da curare attraverso educazione, scelte
responsabili, attenzione agli sprechi e partecipazione al territorio. La cura
della casa comune deve diventare uno stile ordinario.
La quarta parola è cura:
non basta amare la propria terra, occorre prendersene concretamente cura
affinché resti una casa dove lavorare, crescere, educare, invecchiare senza
sentirsi un peso. Infine, la quinta parola: ferite. «Non esiste una
crisi ambientale da una parte e una crisi umana dall’altra»: la casa comune
è ferita e le persone ne portano le conseguenze. Papa Leone XIV richiama tre
ecosistemi da custodire: il creato, le relazioni e il cuore umano, che può
essere inquinato da indifferenza, paura e avidità.
Il Vescovo ha concluso
tornando alla vigna: il mare, la terra, le città, i giovani, i fragili, chi
arriva da lontano. Tutto questo ci è affidato. La domanda che resta è decisiva:
«Che cosa riconsegneremo?». È nella differenza tra possedere e
custodire che si gioca il futuro della nostra terra.