“CUSTODIRE CIÒ CHE ABBIAMO RICEVUTO” LA CONSEGNA DEL VESCOVO ALBERTO PER LA GIORNATA DIOCESANA PER LA CUSTODIA DEL CREATO


 

Nel suo intervento alla Giornata Diocesana per la Custodia del Creato, presso la Parrocchia S. Rita in Crotone, il Vescovo Alberto Torriani ha richiamato l’immagine evangelica della vigna affidata, che la liturgia domenicale – nel Giorno della Memoria degli 800 anni di San Francesco – consegna alla Chiesa.

 

«Prima del lavoro c’è una consegna»: l’affidamento è la prima parola che guida la riflessione del presule. La terra ci precede, ci è donata, e chiede di essere abitata con responsabilità. Il rischio è dimenticare l’affidamento e comportarsi da padroni: i frutti possono accecare, facendo vedere solo ciò che si ricava e non ciò che genera vita. Custodire significa cercare frutti senza consumare la vigna.

 

La seconda parola è il limite, soglia che protegge e ricorda che non tutto ciò che possiamo fare è ciò che dobbiamo fare. Papa Leone XIV nel messaggio per la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato di quest’anno, denuncia «la perdita del senso del limite» come radice dello sfruttamento della terra. La terza parola, custodia, invita a guardare non solo a ciò che si ricava, ma a ciò che si dovrà riconsegnare. Tutto è connesso: mare, lavoro, giovani, acqua, salute, futuro. Per questo il Vescovo chiede di passare dalla cultura dell’emergenza alla cultura della custodia: l’emergenza ripara, la custodia progetta e previene.

 

La giornata diventa una consegna: la vigna non si custodisce da soli. Istituzioni, scuola, imprese, volontariato e comunità cristiane devono collaborare, perché la terra va pensata insieme prima che sia ferita. Anche la Chiesa è coinvolta: ogni comunità ha un pezzo di vigna da curare attraverso educazione, scelte responsabili, attenzione agli sprechi e partecipazione al territorio. La cura della casa comune deve diventare uno stile ordinario.

 

La quarta parola è cura: non basta amare la propria terra, occorre prendersene concretamente cura affinché resti una casa dove lavorare, crescere, educare, invecchiare senza sentirsi un peso. Infine, la quinta parola: ferite. «Non esiste una crisi ambientale da una parte e una crisi umana dall’altra»: la casa comune è ferita e le persone ne portano le conseguenze. Papa Leone XIV richiama tre ecosistemi da custodire: il creato, le relazioni e il cuore umano, che può essere inquinato da indifferenza, paura e avidità.


Il Vescovo ha concluso tornando alla vigna: il mare, la terra, le città, i giovani, i fragili, chi arriva da lontano. Tutto questo ci è affidato. La domanda che resta è decisiva: «Che cosa riconsegneremo?». È nella differenza tra possedere e custodire che si gioca il futuro della nostra terra.