IL GIOVEDÌ SANTO 2026 PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA - PALLAGORIO



Oggi, giovedì santo è il primo giorno del triduo pasquale e la chiesa nella liturgia “Coena Domini” ricorda la lavanda dei piedi e l’ultima cena di Gesù con i suoi apostoli nel quale istituisce il sacramento dell’Eucarestia. 


Il vescovo Alberto ha voluto celebrare la “Coena Domini” nella parrocchia san Giovanni Battista - Pallagorio. Una comunità lontana geograficamente ma vicina al cuore e che il pastore vuole raggiungere per dire che la Chiesa la cerca, la custodisce perché è preziosa.


Il vescovo nella sua omelia evidenzia i gesti compiuti da Gesù quella sera e come una comunità può essere profetica alla luce di tutto ciò.  Infatti Mons Alberto afferma come se Gesù, invece di spiegare l’Eucaristia, la facesse vedere!


Gesù: «Si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse ai fianchi…»

Il primo gesto: Si alzò da tavola.

L’Eucaristia non è un restare seduti, non è un’abitudine. Una comunità che celebra davvero l’Eucaristia è una comunità che si lascia inquietare, che non si accontenta, che non si rassegna a essere sempre uguale a se stessa.

La dimensione profetica nasce quando una comunità si alza, dice al mondo che la vita non è destinata a rimanere com’è, che è possibile ricominciare.


 

Depose le vesti.

Gesù si spoglia di ciò che lo distingue… l’amore vero non ha bisogno di difendersi.

Essere comunità profetica significa non vivere di maschere, non irrigidirsi nei ruoli, non costruire distanze.

In un mondo dove ciascuno difende il proprio spazio, il proprio prestigio, la propria immagine, una comunità che depone le vesti diventa un segno che contraddice. Dice che si può vivere senza armature. Che si può essere veri.


 

Poi .. Prese un asciugamano e se lo cinse ai fianchi.

Gesù prende su di sé il gesto del servo. Qui la profezia diventa ancora più concreta: non nelle parole, ma nello stile. Una comunità come la vostra, piccola, forse segnata da fatiche, potrebbe pensare di avere poco da dire. E invece ha moltissimo da mostrare. Il mondo non è cambiato dalle parole forti, ma dai gesti veri. Una comunità che serve — nel silenzio, nella fedeltà, nella quotidianità — è una parola profetica più forte di tanti discorsi perché la grandezza non è dominare, ma chinarsi, l’altro non è un peso, ma una responsabilità; 


 

Gesù Riprese le sue vesti.

Gesù torna al suo posto, ma non è più lo stesso.

Una comunità che serve non perde sé stessa, ma si ritrova, diventa un segno che anticipa il Vangelo. Non lo spiega soltanto, lo rende visibile.

Le piccole comunità possono essere le più profetiche.

Perché in esse i gesti si vedono, i volti si conoscono, le relazioni non si nascondono.


 

Qui si può davvero scegliere se vivere da spettatori… o da fratelli.

Mons Alberto conclude dicendo che il Signore non ci chiede di fare cose straordinarie. Ci chiede di diventare segno.

Segno di una Chiesa che:

si alza, quando tutto invita a restare fermi;

 depone, quando tutto spinge a trattenere;

si cinge, quando tutto suggerisce di tirarsi indietro;

si riveste, ritrovando nel servizio la propria verità.

Se questo accade, anche qui, anche su questa montagna, anche in una comunità piccola… allora il Vangelo non sarà solo annunciato ma sarà visibile.

+Aberto