L'EMERGENZA SILENZIOSA: PERCHÉ "TORNARE A EDUCARE" È L'UNICA VIA D'USCITA


L'EMERGENZA SILENZIOSA: PERCHÉ "TORNARE A EDUCARE" È L'UNICA VIA D'USCITA

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di don Francesco Antonio Spadola direttore dellufficio cultura.  La riflessione è al seguito della lettera "Non rinunciare ai giovani"

del Vescovo Alberto alla Chiesa diocesana.

 

Non passa giorno senza che la cronaca ci restituisca l'immagine di una gioventù smarrita: ansia da prestazione, isolamento digitale, episodi di violenza gratuita o una rassegnata apatia. Spesso ci limitiamo a diagnosticare il disagio giovanile come un fenomeno inevitabile, cercando soluzioni nell'intrattenimento o, peggio, nella sola farmacologia.

Ma la verità è più scomoda: il disagio dei ragazzi è, in larga parte, lo specchio di un vuoto educativo lasciato dagli adulti. Arginare questa deriva non richiede nuovi algoritmi, ma il coraggio di tornare a fare una cosa antica e rivoluzionaria: educare.

 

1. Dall'Istruzione all'Educazione

 

C'è una differenza sostanziale tra trasmettere nozioni e formare una persona. Negli ultimi decenni abbiamo puntato tutto sulle competenze, trasformando la scuola e la famiglia in agenzie di servizi. Abbiamo dimenticato che educare deriva da e-ducere, "trarre fuori".

 

• Il limite come valore: Abbiamo tolto ai giovani ogni ostacolo, convinti che la felicità fosse assenza di sforzo. Educare significa invece insegnare che il "no" e il limite sono i perimetri necessari per costruire l'identità.

 

• La gestione del fallimento: In una società che premia solo la performance, il fallimento è vissuto come una catastrofe. Educare significa dare il diritto di sbagliare, trasformando l'errore in una tappa del percorso, non nel suo capolinea.

  

2. Il Coraggio della Testimonianza

 

I giovani non cercano influencer, cercano testimoni. Il disagio nasce spesso dalla percezione di un mondo adulto incoerente o, peggio, assente anche quando è fisicamente presente (schermato da uno smartphone).

 

“Non si educa con le prediche, ma con ciò che si è”. 

 

Tornare a educare significa che gli adulti – genitori, insegnanti, allenatori – devono riappropriarsi del proprio ruolo di guida autorevole. L'autorevolezza non si impone con il grido, ma si guadagna con la coerenza e la capacità di ascolto attivo.

 

3. Ricostruire il Senso di Comunità

 

Il disagio è figlio della solitudine. I social network offrono una connessione costante che paradossalmente alimenta l'isolamento emotivo.

Per arginare questo fenomeno, è essenziale:

• Riabitare gli spazi fisici: Oratori, centri sportivi e biblioteche devono tornare a essere centri di aggregazione dove il confronto è reale e non mediato da un filtro.

• Educare all'empatia: Insegnare a guardare l'altro non come un competitor o un avatar, ma come un essere umano con cui condividere un pezzo di strada.

 

Tornare a educare non è un nostalgico sguardo al passato, ma l'unico investimento sensato sul presente. Significa smettere di "gestire" i giovani come un problema di ordine pubblico o una fascia di mercato, e ricominciare a guardarli come il potenziale più prezioso che abbiamo.

Il disagio non si argina con i muri, ma con i ponti educativi. È tempo che gli adulti tornino a fare il loro mestiere: offrire una direzione, restando però pronti a farsi superare da chi hanno guidato.