«MAGNIFICA HUMANITAS»: CUSTODIRE L’UMANO NELLE “RES NOVAE” DELLA RIVOLUZIONE TECNOLOGICA


«MAGNIFICA HUMANITAS»: CUSTODIRE L’UMANO NELLE “RES NOVAE” DELLA RIVOLUZIONE TECNOLOGICA

 

Nel salone parrocchiale San Paolo in Crotone, il 17 settembre si è svolto un dialogo intenso e partecipato dedicato all’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV. L’incontro, promosso dall’arcivescovo Torriani, è stato guidato da don Sergio Massironi e don Francesco Cosentino, che hanno offerto una lettura profonda del documento. Un momento che ha richiamato al discernimento condiviso sul rapporto tra tecnologia, intelligenza artificiale e dignità umana.

 

Il dibattito, introdotto da un video esplicativo, ha proposto una rilettura del testo con l’obiettivo di tradurlo in azioni pastorali e scelte quotidiane, rimettendo al centro la custodia della persona umana nel tempo della rivoluzione tecnologica e dell’intelligenza artificiale.

 

Don Francesco ha chiarito il punto di osservazione di partenza: Magnifica Humanitas non è un testo tecnico sull’IA, ma un appello antropologico, pastorale e culturale rivolto a tutti. Come Leone XIII affrontò le “cose nuove” della rivoluzione industriale, così Papa Leone XIV riapre oggi la domanda decisiva: che tipo di umanità stiamo costruendo? «Il nostro Dio si è fatto carne e non esiste riferimento a Dio che non sia cura dell’uomo», ha affermato, invitando la comunità a respirare l’umanità di Cristo.

 

Nel suo intervento ha evidenziato i tre cardini su cui poggia l’enciclica: l’uomo creato a immagine di Dio, l’uguale dignità di ogni persona, il valore universale dei diritti umani. Da questa prospettiva, l’antropologia cristiana non è un tema astratto: è il cuore del Vangelo. Gesù Cristo, con la sua “magnifica umanità”, diventa il metro di misura di ogni progresso e di ogni scelta sociale. La fede, è stato ricordato, non allontana dall’umano: lo compie, lo guarisce, lo eleva.

 

L’enciclica presenta due modelli di civiltà futura e pone l’umanità davanti a una scelta decisiva: “Babele”, simbolo dell’omologazione, del culto dell’efficienza, della riduzione della persona a dati e della concentrazione del potere tecnologico; oppure “la città santa”, dove la tecnologia è orientata al bene comune. I cristiani non sono chiamati a essere spettatori rassegnati, ma costruttori nei cantieri della storia.

 

Don Sergio ha evidenziato l’eco internazionale del documento: «Da quando è uscita Magnifica Humanitas non c’è giorno, da mesi, che la stampa di tutto il mondo non ne parli». Richiamando Gaudium et Spes, ha invitato a guardare le “cose nuove” oltre la sola “algoretica”, perché l’IA non è soltanto uno strumento da utilizzare bene o male, ma una realtà da regolamentare poiché ridefinisce i processi sociali e culturali: cambia l’ambiente in cui viviamo. Diventa quindi fondamentale chiedersi se stiamo abitando un ambiente sano o un ambiente tossico.

 

Un fenomeno inserito nel “paradigma tecnocratico dominante” rischia infatti di generare una “globalizzazione dell’impotenza”. Da qui l’invito alla vigilanza verso le filosofie transumaniste che promettono di superare i limiti umani fino a smarrire la verità dell’uomo. Nella condizione postmoderna, segnata da disorientamento e instabilità, la Chiesa è chiamata a custodire la salubrità degli ambienti umani.

 

La risposta cristiana è restare umani: coltivare relazioni reali, praticare gesti concreti di prossimità, costruire comunità vive. Gesti semplici ma rivoluzionari per una pastorale che deve verificare e difendere davvero l’umano: non si parla della sola “prestazione pastorale”, ma della cura delle relazioni.

 

Il dialogo si è concluso con alcuni impegni condivisi: rileggere l’enciclica con il giusto punto di osservazione per esercitare un discernimento critico sull’uso delle tecnologie; promuovere comunità reali e relazioni concrete; coltivare il pensiero critico; definire scelte pastorali stabili che custodiscano il tempo delle relazioni.