da Redazione - 19/09/2026 10:09
«MAGNIFICA
HUMANITAS»: CUSTODIRE L’UMANO NELLE “RES NOVAE” DELLA RIVOLUZIONE TECNOLOGICA
Nel salone parrocchiale San Paolo
in Crotone, il 17 settembre si è svolto un dialogo intenso e partecipato
dedicato all’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV.
L’incontro, promosso dall’arcivescovo Torriani, è stato guidato da don Sergio
Massironi e don Francesco Cosentino, che hanno offerto una lettura profonda del
documento. Un momento che ha richiamato al discernimento condiviso sul rapporto
tra tecnologia, intelligenza artificiale e dignità umana.
Il dibattito, introdotto da un
video esplicativo, ha proposto una rilettura del testo con l’obiettivo di
tradurlo in azioni pastorali e scelte quotidiane, rimettendo al centro la
custodia della persona umana nel tempo della rivoluzione tecnologica e
dell’intelligenza artificiale.
Don Francesco ha chiarito il punto
di osservazione di partenza: Magnifica Humanitas non è un testo tecnico
sull’IA, ma un appello antropologico, pastorale e culturale rivolto a tutti.
Come Leone XIII affrontò le “cose nuove” della rivoluzione industriale, così
Papa Leone XIV riapre oggi la domanda decisiva: che tipo di umanità stiamo
costruendo? «Il nostro Dio si è fatto carne e non esiste riferimento a Dio
che non sia cura dell’uomo», ha affermato, invitando la comunità a respirare
l’umanità di Cristo.
Nel suo intervento ha evidenziato i
tre cardini su cui poggia l’enciclica: l’uomo creato a immagine di Dio,
l’uguale dignità di ogni persona, il valore universale dei diritti umani. Da
questa prospettiva, l’antropologia cristiana non è un tema astratto: è il cuore
del Vangelo. Gesù Cristo, con la sua “magnifica umanità”, diventa il metro di
misura di ogni progresso e di ogni scelta sociale. La fede, è stato ricordato,
non allontana dall’umano: lo compie, lo guarisce, lo eleva.
L’enciclica presenta due modelli di
civiltà futura e pone l’umanità davanti a una scelta decisiva: “Babele”,
simbolo dell’omologazione, del culto dell’efficienza, della riduzione della
persona a dati e della concentrazione del potere tecnologico; oppure “la città
santa”, dove la tecnologia è orientata al bene comune. I cristiani non sono
chiamati a essere spettatori rassegnati, ma costruttori nei cantieri della
storia.
Don Sergio ha evidenziato l’eco
internazionale del documento: «Da quando è uscita Magnifica Humanitas non c’è
giorno, da mesi, che la stampa di tutto il mondo non ne parli». Richiamando Gaudium
et Spes, ha invitato a guardare le “cose nuove” oltre la sola “algoretica”,
perché l’IA non è soltanto uno strumento da utilizzare bene o male, ma una
realtà da regolamentare poiché ridefinisce i processi sociali e culturali:
cambia l’ambiente in cui viviamo. Diventa quindi fondamentale chiedersi se
stiamo abitando un ambiente sano o un ambiente tossico.
Un fenomeno inserito nel “paradigma
tecnocratico dominante” rischia infatti di generare una “globalizzazione
dell’impotenza”. Da qui l’invito alla vigilanza verso le filosofie
transumaniste che promettono di superare i limiti umani fino a smarrire la verità
dell’uomo. Nella condizione postmoderna, segnata da disorientamento e
instabilità, la Chiesa è chiamata a custodire la salubrità degli ambienti
umani.
La risposta cristiana è restare
umani: coltivare relazioni reali, praticare gesti concreti di prossimità,
costruire comunità vive. Gesti semplici ma rivoluzionari per una pastorale che
deve verificare e difendere davvero l’umano: non si parla della sola
“prestazione pastorale”, ma della cura delle relazioni.
Il dialogo si è concluso con alcuni
impegni condivisi: rileggere l’enciclica con il giusto punto di osservazione
per esercitare un discernimento critico sull’uso delle tecnologie; promuovere
comunità reali e relazioni concrete; coltivare il pensiero critico; definire
scelte pastorali stabili che custodiscano il tempo delle relazioni.