da Redazione - 20/02/2026 18:02
L’Arcivescovo di Crotone - S. Severina Mons. Alberto Torriani insieme alla comunità diocesana si è raccolta in preghiera per l’ingresso nel tempo di Quaresima e per fare memoria delle vittime del naufragio di Steccato di Cutro, oggi 20 febbraio presso il Santuario Madonna Greca, in Isola Capo Rizzuto. Ha presiedere la liturgia è stato S.E.R. Mons. Giovanni
Checchinato, Arcivescovo Metropolita di Cosenza-Bisignano e delegato della Conferenza Episcopale Calabra per le Migrazioni. La Sua riflessione si è sviluppata attorno a tre verbi esigenti: fare memoria, chiedere perdono, invocare la pace. Parole semplici, ma capaci di aprire un cammino interiore di consapevolezza, onestà e responsabilità. Non è possibile fare memoria senza riconoscere che il Mediterraneo – un tempo luogo di incontro tra popoli – è oggi segnato da una “scia di cadaveri e continua a restituire corpi senza vita”. Non è possibile chiedere perdono se le tragedie continuano a ripetersi sotto i nostri occhi. Non è possibile invocare la pace senza impegnarsi a costruirla a partire dalla giustizia e dal rispetto di ogni essere umano.
Un passaggio centrale della meditazione ha riguardato la necessità di una maggiore consapevolezza sul fenomeno migratorio. È stato richiamato il rischio del cosiddetto “bias di conferma”, che porta a selezionare solo le informazioni coerenti con le proprie convinzioni, riducendo il dramma a meri numeri: sbarchi, respingimenti, percentuali. Eppure, dietro ogni dato vi sono volti, storie, vite. Anche quando i numeri sembrano “zero”, rimane il dramma dei dispersi nel mare. Il Vangelo invita alla coerenza e alla verità delle parole, senza manipolazioni: «Sia invece il vostro parlare: sì, sì; no, no» (Mt 5,37).
La riflessione ha richiamato le parole del Santo Padre nell’omelia delle Ceneri, che invitano a riscoprirsi popolo nella comunione, in un mondo che appare “impotente davanti a un mondo che brucia”. Le ceneri imposte diventano segno di una verità che smaschera le illusioni dell’uomo moderno e richiama alla responsabilità: le ceneri che portiamo sul capo sono anche le ceneri delle guerre, degli ecosistemi distrutti, del pensiero critico smarrito, del senso del sacro ferito. È davanti a questo scenario che si chiede perdono a Dio, autore di ogni vita, e la preghiera si fa invocazione: «Perdona, Signore, al tuo popolo» (Gl 2,17).
Un racconto rabbinico ricorda che “la notte finisce quando vedi sul volto di un altro il volto di tuo fratello”, generando il vero cambiamento. È questo il passaggio decisivo: superare il deficit di umanità generato dagli “idoli” del potere e del denaro che deformano il cuore umano e generano indifferenza.
La celebrazione si è conclusa con una forte invocazione per una “pace vera, donata da Dio a un cuore disarmato”, più volte richiamata dal Magistero recente: una pace che non nasce da accordi convenzionali, ma da cuori convertiti, capaci di superare l’egoismo e di riconoscere in ogni persona una risorsa.
La Diocesi affida alla misericordia di Dio le vittime del naufragio di Cutro e tutti coloro che perdono la vita lungo le rotte migratorie. Chiede al Signore che “il cuore dei responsabili e il cuore di tutti” possa essere trasformato “da sassi inerti a cuori di carne”, perché si apra per tutti un futuro di pace.
Nella celebrazione penitenziale, suor Loredana Pisani ha raccontato quella mattina del 26 febbraio, quel naufragio tremendo e doloroso, dove persero la vita, giovani, papà, mamme e soprattutto bambini. Una narrazione reale e concreta di quel dolore che nella preghiera diventa giustizia e richiamo alla pace.
La celebrazione è stata curata dall’ufficio liturgico diocesano e dal coro della Cattedrale di Crotone.