da Redazione - 11/02/2026 23:02
Giornata del Malato: «Non chiediamoci chi è il prossimo, ma come diventarlo»
Nella Chiesa S.S. Salvatore di Fondo Gesù a
Crotone, oggi 11 febbraio 2026, la comunità diocesana ha celebrato l’Eucaristia
in occasione della Giornata Mondiale del Malato. Al centro della riflessione
del Vescovo Alberto una domanda semplice, decisiva e attuale che interpella
ogni credente: “Come posso farmi vicino?”
e riprendendo il messaggio di
Papa Leone per questa giornata, il Vescovo ha ricordato che il Vangelo non ci
chiede di definire chi sia il prossimo, ma di diventare noi stessi prossimi. Non si tratta di stabilire confini,
ma di accorciare distanze.
Richiamando il Vangelo proclamato, Mons. Alberto ha messo in
guardia dal rischio di una religiosità che parla di Dio ma dimentica l’amore
concreto. Quando c’è prossimità, “la fede diventa carne, tempo donato, presenza
che resta. Senza prossimità la fede si svuota”.
Il malato – ha sottolineato – non è un problema
da risolvere, ma una presenza da incontrare. Ed è proprio lì che si misura la
verità della fede. La malattia, ha proseguito, rivela a una verità essenziale: nessuno si salva da solo. Accanto ai
“giorni del nemico”, segnati da dolore e paura, esistono anche “giorni del
parto”, nei quali, dentro la prova, può maturare una luce.
Il Vescovo ha infine ricordato le diverse forme
della prossimità: quella del cuore,
vissuta ogni giorno da familiari, volontari e operatori sanitari con ascolto,
pazienza e presenza e che dice al malato “Tu non sei solo”. C’è poi la prossimità dello spirito propria
della comunità cristiana, fatta di Parola -preghiera e sacramenti, che
riconosce il malato soggetto di testimonianza e sostegno per la fede degli
altri. Infine la prossimità sociale,
che chiede scelte e strutture capaci di custodire la dignità dei più fragili.
Alla radice di ogni gesto di cura – ha concluso
– c’è la vicinanza di Dio stesso: in Gesù, Dio ha abitato il dolore umano e si
è fatto prossimo fino alla croce. Per questo ogni visita, ogni turno di
volontariato, ogni scelta a favore dei fragili non è solo solidarietà, ma
riflesso della presenza di Dio.
Davanti alla sofferenza, la domanda decisiva
non è “Cosa posso dire?”, ma “Come posso farmi vicino?”