L’OLIMPO IN ITALIA: DOVE LA TERRA TREMA E LO SPIRITO ASCENDE


L’OLIMPO IN ITALIA: DOVE LA TERRA TREMA E LO SPIRITO ASCENDE

 

L’inverno del 2026 accende le luci su Milano e Cortina, ma l’abbraccio dei Cinque Cerchi quest'anno non si limita a celebrare il gesto atletico. Mentre i riflettori illuminano le piste e il ghiaccio, le ombre che si allungano dietro il podio raccontano un'Italia e un mondo sospesi tra il desiderio di gloria e una realtà densa di contrasti.

Lo Sport: Il Gelo e l'Eccellenza

Le Olimpiadi tornano a casa, in un Paese che vive di sport come di pane. È l’ebbrezza della velocità sulle Dolomiti, è la precisione millimetrica degli skip sul ghiaccio milanese. Gli atleti, simboli di dedizione e sacrificio, incarnano quella "Tregua Olimpica" che da millenni promette di sospendere le ostilità in nome del merito. Eppure, quest’anno, la neve sembra più pesante. Il costo umano e ambientale di questa macchina colossale – tra ritardi nei cantieri e l'uso massiccio di neve artificiale per contrastare un clima che non riconosce più le stagioni – ci ricorda che lo sport non è più una bolla isolata dal mondo, ma un nervo scoperto della nostra contemporaneità.

Contraddizioni Italiane: Sicurezza e Dissenso

Nel cuore pulsante dell'organizzazione, emerge una delle più forti asimmetrie del "modello italiano". Da un lato, il Decreto Sport e Sicurezza ha blindato l'evento, stanziando milioni per la vigilanza e il controllo. Dall'altro, queste stesse norme sollevano interrogativi sul confine tra protezione e repressione. Mentre si celebra la libertà del movimento atletico, le piazze si interrogano sul prezzo della militarizzazione dei territori montani e sulla gestione del dissenso di chi vede, in queste opere, una "gentrificazione delle vette". È il paradosso di un'Italia che cerca di apparire impeccabile all'esterno, mentre all'interno fatica a bilanciare la gestione dei grandi eventi con il diritto alla critica e alla trasparenza economica.

 

 

Il Mondo in Fiamme: Olimpiadi tra le Guerre

Non possiamo ignorare l'eco dei cannoni che giunge dalle frontiere d'Europa e del Medio Oriente. Se un tempo le Olimpiadi erano il silenzio delle armi, oggi si svolgono mentre i "Mondiali della geopolitica" giocano partite cruente. Atleti che gareggiano sotto bandiere neutrali, nazioni escluse e la "diplomazia sportiva" che tenta, a fatica, di ricucire strappi che sembrano irreparabili. Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 non sono solo una competizione, ma uno specchio deformante di un pianeta frammentato, dove la pace è evocata nei discorsi ufficiali ma appare sempre più come un miraggio lontano.

Il Monito allo Spirituale: Oltre il Podio

In questo frastuono di metalli preziosi, decreti e proclami bellici, resta una domanda: cosa resta dell’anima?

Le vette di Cortina e le abbazie silenziose che circondano Milano (come quella di Chiaravalle, scelta come punto di riferimento spirituale per il Villaggio Olimpico) ci lanciano un monito. Lo spirito olimpico non dovrebbe essere solo una questione di record infranti o di PIL incrementato.

Il vero spirito risiede nella capacità di guardare oltre la performance e riscoprire la sacralità dell'incontro. In un mondo che corre verso il materiale, il successo effimero e il conflitto, lo spirituale ci chiede di rallentare. Ci ricorda che siamo "unici" non perché battiamo un avversario, ma perché siamo capaci di riconoscerlo come fratello. Il rischio è di celebrare un rito vuoto; l'opportunità è quella di usare questi Giochi per ritrovare una dimensione di pace interiore che sia, finalmente, contagiosa per il mondo esterno.

 

Don Francesco Antonio Spadola